TUTTE LE NOTIZIE SULLA NUDA PROPRIETÀ

L'immobiliare rallenta, la nuda proprietà no

19 Settembre 2012

Vendesi, Affittasi: cartelli presenti ovunque ad ogni condominio, in ogni caseggiato della citta' e' comune vedere cartelli che espongono offerte di cessione di appartamenti.


È la crisi del mercato immobiliare che va di pari passo con il momento storico di grande incertezza che stiamo vivendo. A Genova nel primo semestre del 2012 c'è stata una contrazione del mercato immobiliare pari a circa il 20 per cento. Per l'esattezza fanno -21,3 per cento nel settore residenziale, -17,3% nel settore commerciale e -23,3% per gli uffici.Dati allarmanti per le agenzie immobiliari che per vendere un appartamento oggi stimano di impiegare tra i sei e i sette mesi mentre fino ad un paio di mesi non si andava oltre i tre mesi. La causa principale della recessione dell'immobiliare è dovuta alla stretta delle banche nel concedere mutui e prestiti che, inevitabilmente, blocca ogni possibilità di finanziamento immediato per le famiglie. In questa situazione grigia (che colpisce più la periferia della città, mentre si salva ancora il levante cittadino) c'è un settore di nicchia che non sente la crisi ma, anzi, sembra riuscire ad approfittarne. È quello della nuda proprietà. La compravendita è in ascesa sia come fonte di reddito, sia come soluzione di investimento. Tra il 2008 ed il 2011 la Liguria ha avuto un aumento significativo pari all'11 per cento: «Si tratta di un investimento solamente a lungo termine o la ricerca di un appartamento di una persona molto anziana - spiega Jaqueline Sidi, titolare della Sicasa Immobiliare -. La crisi ha modificato sia il profilo del venditore, sia dell'acquirente dando una nuova prospettiva a questo contratto e un'apertura di possibilità in più alla forma della nuda proprietà».Si tratta di una forma utilizzata sempre più spesso da famiglie giovani e di media età che patiscono la crisi per esigenze di carattere professionale e cercano liquidità immediata da questa soluzione: cedono il proprio appartamento continuando a viverci e, nello stesso tempo, possono disporre di liquidità da utilizzare per il sostentamento o per nuovi investimenti. «Nello stesso tempo i prezzi degli immobili - racconta Sidi - sono ancora più interessanti. Chi dispone di denaro da investire sceglie questa soluzione invece di lasciare i propri capitali allocati in investimenti bancari a lungo termine che si rivelano spesso precari».

Leggi la notizia dalla fonte originale

Gli esperti sicuri: "Scudo anti-spread? Puntate sulla casa"

08 Agosto 2012

Nonostante la crisi e' ancora un bene rifugio. Rendita annua del 2,3% al netto dell' inflazione. L'immobile come mezzo per integrare la pensione. Buoni affari con la nuda proprieta'.
Inutile negarlo. Prima della crisi, il mattone era considerato un bene ri­fugio per eccellenza: oggi lo è un po’ meno. Un rapporto diffuso ieri dalla Banca d’Italia dipinge uno scenario plumbeo, riassunto in estrema sintesi da alcune cifre: le compravendite hanno subìto un ca­lo dell’ 1%tra il primo e il secondo tri­mestre dell’anno; il 70% degli agen­tiimmobiliari, complicel’Imu,pre­vede un calo ulteriore dei prezzi nei prossimi mesi; lo sconto sui prezzi di vendita rispetto alle richieste ini­ziali è salito al 15,4% in maggio dal 14,3% di aprile.

Inoltre, dal 2006 le compravendi­te di abitazioni si sono ridotte del 29%. Ma anche se il futuro è pieno d’incognite,for­se è proprio que­sto il momento di compiere il grande passo e scommettere ancora sulla ca­sa. Anche per­ché, sottolinea Leo Civelli, am­ministratorede­legato di Reag-Real Estate Advisory Group, in Italia «non si è verifi­cata nessuna bolla dei prez­zi », fenomeno all’origine del disa­stro spagnolo. Certo,l’eccesso di of­ferta si fa sentire, il ceto medio-bas­so fatica ad accedere al mercato, ma «i prezzi e i canoni sono so­stanzialmente stabili e non di­minuiranno in modo significa­ti­vo come qual­cuno teme», spiega Civelli. «Non dimenti­chiamopoi- ag­giunge Alberto M. Lunghini, presidente di Reddy’s Group ed esperto del settore - che i prezzi degli im­mobili non so­no assimilabili alle quotazioni dei titoli aziona­ri, ma vanno va­lutati sul lungo termine». E negli ultimi 50 anni, il mattone ha sempre garantito un buon ritorno, pari al 2,3% annuo al netto dell’inflazione. L’attuale fase discendente dei prezzi può inoltre essere sfruttata per creare «una buona pensione in­tegrativa­ suggerisce Civelli- a pat­to che si investa in immobili di quali­tà e ben localizzati». Naturalmen­te, è opportuno distinguere tra l’ac­quisto per la prima casa e l’investi­mento immobiliare. Nel primo ca­so, spiega Lunghini, «si tratta di un investimento difensivo, teso a pro­teggere la famiglia dal rischio di uno sfratto o dallo stress di un traslo­co. Se si riesce a trattare sul prezzo, è difficile fare un cattivo affare. So­prattutto se l’inflazione dovesse sa­lire ». Il problema del reddito disponi­bile per milioni di italiani sarà l’ele­mento che più influirà nelle scelte futureeanchesulmercatoimmobi­liare. È quindi prevedibile, osserva Civelli, che la scelta ricada su immo­bili di dimensioni ridotte e con co­sti di gestione contenuti ( bassi one­ri condominiali, muniti di riscalda­mento autonomo). Questa potreb­be essere però anche la scelta di chi è già proprietario di una casa, ma vuole mettere i risparmi nel matto­ne. «In questo caso- è il consiglio di Lunghini - bisogna investire sulla nuda proprietà, peraltro non sog­getta all’Imu». Con un’avvertenza: «Sconsiglio-aggiunge l’esperto-di acquistare un appartamento occu­pato da una persona con meno di 70 anni». Quanto alle aste giudizia­rie, sono una buona opportunità a patto di valutare bene a chi affittare l’appartamento e non trascurare obblighi fiscali e spese di manuten­zione. Ma alla fine, come scegliere? Pri­ma regola: no agli acquisti d’impul­so. Secondo: osservare la vita del quartiere in cui si trova l’immobile in ogni momento della giornata. Terzo: privilegiare un appartamen­to ben esposto, vicino al luogo di la­voro, ben servito dai mezzi pubbli­ci e provvisto di una buona classe energetica. Suggerimenti ovvi, ma di cui spesso ci si dimentica al mo­mento di staccare l’assegno.

Leggi la notizia dalla fonte originale